Una strategia per l’innovazione energetica. Dai laboratori di ricerca alle case degli italiani

Icom mi ha invitata, in quanto ricercatrice in ambito energetico e appartenente alla Commissione Attività Produttive, ad intervenire questa mattina al convegno “Una strategia per l’innovazione energetica. Dai laboratori di ricerca alle case degli italiani”.

Il convegno ha ribadito lo “stato dell’arte” dell’innovazione energetica e ha indicato la direzione che il nostro Paese, ma non solo, deve prendere, fornendo una visione in prospettiva del tema trattato. Fornire una visione di prospettiva significa ampliare l’analisi sulla ricerca e lo sviluppo, con particolare attenzione alla mobilità sostenibile, ai consumatori finali e alle start-up energetiche, in continua crescita nel nostro Paese anche grazie agli interventi del Governo.

Nello specifico, io sono stata chiamata ad intervenire al tavolo di discussione su “l’innovazione dentro casa: dall’app ai big data”. Settore che sta conoscendo un notevole e recente sviluppo grazie alle innovazioni delle tecnologie elettroniche, informatiche e delle comunicazioni con influenze positive sulla gestione dell’energia.

La particolare diffusione delle nuove tecnologie nel nostro Paese, in particolare nell’economia ha comportato lo sviluppo dei big data e quindi nuovi modelli di business fondati sul digitale: app, servizi online da cui estrapolare dati da utilizzare poi per scopi commerciali. Di questa digitalizzazione ha, ovviamente, beneficiato anche il settore energetico. Problemi infrastrutturali a parte, vengono alla luce alcuni problemi sensibili legati alla privacy e alla sicurezza informatica.

Quello che è mancato fino ad oggi è una regolamentazione, una governance dei processi. Abbiamo un iper regolamentazione delle singole attività ma non abbiamo un quadro normativo che dia delle linee guida generali che tuteli e garantisca l’utente.

Il problema della sicurezza informatica e dei dati sensibili non è più un problema che deve essere gestito a livello nazionale, ma è un problema che deve essere sollevato in sede europea. Nonostante l’Italia abbia una direttiva nazionale che tutela i cittadini, attraverso le connessioni dei dispositivi elettronici è facile capire quanto sia insufficiente.

In questo contesto, la politica deve avere un forte ruolo di vigilanza nel settore della regolazione dell’energia e per quanto riguarda il problema delle reti e della loro sicurezza. Deve svilupparsi un’attenzione regolatoria nel settore dell’energia da parte delle istituzioni, soprattutto europee, in modo da consentire la massimizzazione della produzione di energie rinnovabili e una progressiva diminuzione della dipendenza dalle non rinnovabili. Inoltre, accompagnata dalle istituzioni e dalle aziende che lavorano nel settore energetico, la politica deve attuare una importante campagna di alfabetizzazione e di informazione sulle potenzialità delle nuove applicazioni al cittadino-consumatore. Il problema si pone soprattutto per il consumatore debole che, spesso non accede a queste opportunità per questioni economiche e di conoscenza effettiva della questione. Infatti, il gap più difficile da superare è quello informativo, che rischia di accentuare i livelli di esclusione sociale di alcune categorie di popolazione.

I benefici della digitalizzazione e delle tecnologie smart potranno ben applicarsi alle politiche di povertà energetica, massimizzandone l’efficacia attraverso:

  • Azioni mirate sui comportamenti di consumo e quindi sulla domanda di energia e favorendo scelte più efficienti.
  • Bonus energetici erogati automaticamente in modo da aumentare i beneficiari (attraverso l’innalzamento delle soglie ISEE) e aumentare la capillarità della misura.

Questi sono i presupposti che devono muovere una politica energetica che non lasci indietro nessuno e che depotenzi le possibilità di un cambiamento effettivo ed evolutivo delle nostre comunità.

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