Tutelare l’Ilva significa tutelare il Paese e la sua industria.

Il Decreto Legge riguardante la cessione delle partecipazioni aziendali Ilva approvato alla Camera, interessa un tema di politica industriale che riguarda non solo Taranto, Genova o Novi Ligure, ma l’intera industria siderurgica del nostro paese. Tema reso ancora più complicato dalla necessità di coniugare il rilancio industriale del gruppo con il risanamento ambientale, segnatamente per lo stabilimento di Taranto.

Il provvedimento interviene in primo luogo sulla procedura di amministrazione straordinaria del gruppo Ilva per accelerare le attività di trasferimento dei complessi aziendali, attraverso due specifiche previsioni: la prima fissa una data per il trasferimento, che deve essere completato entro il 30 giugno 2016; la seconda assegna all’amministrazione straordinaria 300 milioni di euro per assicurare la continuità dell’attività produttiva dello stabilimento durante la fase del trasferimento aziendale (somma che, peraltro, sarà rimborsata dal futuro aggiudicatario).

Il Governo ha poi previsto lo stanziamento di 800 milioni (600 nel 2016 e 200 l’anno successivo) per il risanamento ambientale.

Per quanto riguarda l’indotto, invece, potranno accedere al Fondo di garanzia e realizzare operazioni di credito le imprese che, per almeno due esercizi anche non consecutivi e successivi al 31 dicembre 2010, abbiano avuto con l’Ilva una quota del 50% del loro fatturato. Per tale operazione, il Fondo di garanzia mette a disposizione 35 milioni.

Nel contempo è stato pubblicato il bando che prevede l’invito a “manifestare interesse” all’acquisizione (o all’affitto) dell’Ilva in amministrazione straordinaria con il termine del 10 febbraio per la presentazione delle offerte da parte delle imprese interessate.

Questi i contenuti di un decreto legge che pone basi più concrete per il futuro degli stabilimenti del gruppo. A tale provvedimento, però, si dovranno affiancare ulteriori sforzi per salvaguardare i lavoratori dell’Ilva e il futuro dell’industria siderurgica nazionale.

È doveroso, infatti, in primo luogo evitare il cosiddetto spezzatino (vendendo, cioè, a pezzi i diversi stabilimenti Ilva); indispensabile, inoltre, sarà coinvolgere gli Enti locali che ospitano gli stabilimenti nelle attività propedeutiche alla procedura di aggiudicazione, all’individuazione del soggetto affittuario o acquirente (come previsto dall’Ordine del Giorno che ho presentato alla Camera).

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