Ryanair minaccia sanzioni per chi aderisce allo sciopero

Già i mesi scorsi sono arrivati agli onori delle cronache i trattamenti che il personale Ryanair è costretto a sostenere. Abbiamo saputo di orari e turni fuori norma, retribuzioni organizzate in base a premi e punizioni, personale costretto a vendere qualsiasi oggetto pur di ricevere un bonus.

Oggi, i piloti si sono visti recapitare una lettera che proibisce loro di scioperare il 15 dicembre. Pena, cito dal Corriere, «la perdita di futuri aumenti in busta paga secondo l’accordo» oppure «trasferimenti o promozioni». E sono solo alcune delle pretese della compagnia low cost.

Il Ministro Calenda ha definito “indegno” questo trattamento. Francamente, credo che il termine sia adeguato, perché racchiude tutta l’ingiustizia e l’arroganza di un simile trattamento.

È possibile che un’azienda europea, quindi che ha raggiunto negli anni livelli di qualità del lavoro fra i migliori al mondo, possa far tornare indietro di decenni un continente e cancellare battaglie, diritti e doveri dei lavoratori? Che non si rispettino le regole del mercato e che nessuno intervenga?

Ryanair è la compagnia low cost tra le più importanti d’Europa, ma questo non significa che possa derogare alle regole del mercato o fare ciò che crede con il personale. Non c’è solo in ballo la dignità del lavoro, ma anche la sicurezza dei voli. Non si può chiedere a un pilota di fare più ore di volo di quelle stabilite dal regolamento europeo, che stabilisce con precisione le condizioni necessarie affinché il pilota possa mettersi ai comandi.

Spero che l’Europa possa partire da questo esempio per fare una profonda riflessione sul tema del lavoro in Europa, perché non è accettabile un ricatto simile.

Se l’Europa vuole compiere il salto di qualità ed essere davvero l’Europa dei popoli, nel senso di istituzioni vicine ai bisogni dei cittadini, deve occuparsi di queste distorsioni. Deve tutelare i suoi cittadini, tutelare la qualità del lavoro e regolamentare il mercato in modo che certe condizioni non siano messe in discussione dal privato.

Vogliamo davvero fare in modo che si sviluppi la concorrenza al ribasso? Abbiamo già perso la battaglia con Paesi come la Cina, l’India, il Pakistan… ma siamo sicuri che è questa la nostra concorrenza? Io non credo. Anzi, credo anche che prima o poi, anche questi Paesi dovranno abbandonare questo sistema.

Una classifica uscita qualche giorno fa sui giornali vedeva Facebook al primo posto tra le aziende migliori in cui lavorare, proprio per la cura, l’attenzione e il trattamento riservato ai dipendenti.

Il valore aggiunto delle nostre attività produttive, delle nostre aziende, del nostro know how risiede in gran parte nei lavoratori, ed è un valore che tutto il mondo ci riconosce.

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