Qual è il futuro della grande industria?

La Francia e la Germania hanno appena dato vita a un gigante del settore ferroviario, nato dalla fusione delle rispettive compagnie ferroviarie: Alstom e Siemens.

Sarà secondo solo al grande colosso cinese che in meno di 15 anni è riuscito a trasformare la viabilità e i trasporti della Cina grazie a una centralizzazione molto importante delle risorse. E se il naturale competitor europeo è la Cina, che ha beneficiato di varie condizioni particolari – i cinesi hanno saputo finanziare e incentivare la crescita del settore trasporti in maniera oculata – pare limpido che la diretta soluzione per l’Europa sia unire le forze e mettersi in gioco insieme.

Per fronteggiare il colosso cinese dobbiamo accantonare la visione miope della esclusiva difesa degli interessi nazionali. Quindi, difendere la produzione europea, in modo che possa essere in grado di reggere la competizione a livello mondiale. Un unico costruttore che si occuperà delle macchine, delle infrastrutture e dei servizi ferroviari serve ad avere una migliore posizione finanziaria, oltre che competitiva.

L’accordo c’è, manca solo la firma, salvo imprevisti dovuti al nuovo assetto politico tedesco.

E l’Italia?

L’Italia per ora è impegnata a siglare un accordo simile con il Presidente Macron sul fronte militare e della difesa, creando un grande e strategico con un piano industriale competitivo e lungimirante. Nazionalismo e protezionismo non possono regolare i rapporti fra due grandi stati europei.

Per quanto riguarda il settore ferroviario, l’AD di Ferrovie dello Stato ha mostrato alcune perplessità legate alla riduzione della concorrenza. Vero è che le tendenze economiche stanno andando in tutt’altra direzione e che potrebbe rappresentare un’occasione per rilanciare il settore dell’acciaio italiano.

Si stanno aprendo delle possibilità importanti per il futuro dell’Europa, e del nostro Paese che può diventare interlocutore principale nel progetto di “ristrutturazione” dell’Unione.

Probabilmente, come titola qualche giorno fa Il Sole 24 Ore, l’industria va più veloce della politica, perché forse questo rappresenta un tassello in più per il compimento di quel grande e ambizioso progetto che è l’Unione. Infatti, ciò che deve premere è rafforzare l’industria europea e questo può accadere solo se ci sono le condizioni per competere a livello internazionale. L’Unione fra i Paesi europei non può che dare un forte contributo alla crescita e all’innovazione.

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