Presentata un’interrogazione sull’ACNA di Cengio. Serve vigilare affinché non si verifichino ulteriori danni ambientali.

La storia dell’Acna come fabbrica chimica è finita da tempo, dal 1999, con la chiusura dello stabilimento di Cengio. Purtroppo, invece, la storia del suo impatto sull’ambiente continua a produrre effetti oggi e lo farà in futuro.

Rimane infatti una situazione di incertezza sul futuro dell’area, metà della quale (il sarcofago in cui sono stati depositati i rifiuti, la cui superficie è pari a circa 25 ettari) è inutilizzabile per qualsiasi scopo, mentre l’altra metà è a disposizione

per eventuali insediamenti industriali. Le trattative e gli accordi tra l’ENI, che attraverso la Syndial (ex Enichem) è proprietaria dell’ex Acna e la Regione Liguria prevedono il passaggio delle aree in mano pubblica, per avviare progetti vari di re-industrializzazione, sostenibili e compatibili.

Nel 2009 la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia per il mancato rispetto della normativa ambientale nella riabilitazione dell’ex sito dell’Acna di Cengio. Un successivo intervento della Commissione è degli inizi del 2011, sempre per mancato rispetto delle normative comunitarie in tema di trattamento dei rifiuti.

Nei giorni scorsi proprio Eni-Syndial, proprietaria del sito ex Acna, ha chiesto il permesso di poter captare, per i prossimi 15 anni, fino a 300 litri al secondo dal Bormida- rispetto ai 20 litri al secondo attuali – che secondo la relazione tecnica sarebbero necessarie per la bonifica.

Ma è davvero necessario il prelievo di un tale quantitativo d’acqua? E quale sarà il cronoprogramma per la definitiva opera di completamento della bonifica e di messa in sicurezza del sito , con particolare approfondimento riguardo alle modalità attraverso le quali si intende conseguire il “tendenziale azzeramento del percolato”, come stabilito dall’accordo del 2000 tra le Regioni Liguria e Piemonte, Ministero dell’Ambiente ed Eni? Questi sono i quesiti che ho posto al Ministero dell’Ambiente attraverso un’interrogazione.

È necessario i che Ministero dell’Ambiente, Regione Liguria e Piemonte vigilino e mettano in atto tutte le misure perché anche la storia degli effetti ambientali dell’Acna conosca la parola fine.

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