Pay By Result: un nuovo strumento per sostenere il Welfare

Ieri ho partecipato ad un incontro molto interessante organizzato da Human Foundation e il Ministero della Giustizia, con il contributo di Fondazione Sviluppo e Crescita CRT in materia di Pay By Result, strumento evoluto di finanza atto a sostenere determinate politiche sociali e che rappresenta una importante occasione di modernizzazione e innovazione per la Pubblica Amministrazione.

Già sperimentato nel contesto anglosassone, emerge una importante opportunità di applicabilità del Pay By Result nel contesto italiano. Nello specifico, è nato come strumento per affiancare le risorse dei privati al Welfare statale, rendendolo più efficiente e meno dispendioso. Il Pay By Result è uno strumento di partecipazione attiva alla costruzione di iniziative di cooperazione pubblico e  privato per il raggiungimento di obiettivi di rilevanza sociale.

Infatti, se da un lato lo strumento impone un controllo più rigido rispetto alla valutazione dei risultati raggiunti (recupero scolastico per ragazzi/e a rischio, reinserimento dei detenuti etc), dall’altro si può notare la tendenza a combinare i risparmi della spesa pubblica, i bisogni sociali e prospettive di rendimento economico in prospettiva.

In Italia, considerato il sovraffollamento delle carceri e gli alti tassi di recidiva, è stato pensato perché fosse applicato al contesto detentivo, con buone possibilità che venga presto attuato in alcune realtà carcerarie del Paese. Inoltre, il grande sviluppo del terzo settore non può che fare da terreno fertile per lo sviluppo di questi progetti, con un approccio innovativo e alternativo alla pena carceraria fine a sé stessa.

La scarsità di risorse destinate al Welfare dal 2008 ad oggi e il continuo fronteggiare le emergenze da parte dell’Amministrazione Pubblica ha frenato il rinnovamento e l’utilizzo di strumenti innovativi per gestire i servizi offerti al cittadino. Ovviamente, non si tratta di uno strumento che va a sostituirsi allo Stato sociale, ma uno strumento che lo affianca, lo accompagna attraverso un modello di programmazione puntuale che vada ad incidere sulle situazioni di rischio o potenzialmente tali, con il fine di un impatto sociale positivo nella vita dei cittadini.

Avere un programma mirato al reinserimento dei detenuti significa prevenire le recidive e quindi:

  • Un risparmio per la giustizia, in termini di costo diretto del detenuto che vive all’interno della struttura carceraria, sia in termini di costi indiretti dello Stato che vedrà abbassarsi i tassi di criminalità del Paese.
  • Un abbassamento delle disuguaglianze, perché il detenuto sarà reinserito all’interno della società civile attraverso strumenti che faciliteranno il suo reinserimento.
  • Un maggiore introito fiscale per lo Stato se il detenuto sarà reinserito nel mondo del lavoro.

Prevenire le recidive, significa incidere positivamente su tre rami dell’Amministrazione più delicati e che faticano a trovare soluzione: il costo della giustizia, l’aumento delle disuguaglianze, l’evasione fiscale.

La pubblica amministrazione può saldare l’azienda che ha deciso di investire in questi progetti, solo nel caso in cui i risultati definiti dalla programmazione siano stati effettivamente raggiunti e verificati. Il privato è, ovviamente, spinto a fare in modo che gli obiettivi prefissati vengano raggiunti. Infatti, il rischio finanziario non pende sulle casse della PA, ma sul privato che può testare in modo mirato il progetto prima che vengano mobilitate risorse pubbliche. I prerequisiti di base per ridurre al minimo i conflitti sono l’individuazione degli obiettivi specifici nel complesso di una programmazione generale, coerente e dettagliata e la sua verifica solida e rigorosa.

Un altro fattore imprescindibile è la realizzazione di sinergie tra le istituzioni statali, regionali, locali e tra queste e la società civile, in modo da raggiungere gli obiettivi di reinserimento sociale, di riduzione della recidiva, di prevenzione della devianza e di sicurezza dei cittadini. Solo attraverso la riduzione della recidiva si possono dire compiuti i doveri della Pubblica Amministrazione in ambito carcerario.

Penso sia un’occasione per il nostro Paese, il sistema della giustizia, per il Welfare e per le imprese. Un’occasione di innovare e ripensare un sistema ormai datato che sta diventando sempre meno sostenibile e sempre meno orientato alla riduzione delle disuguaglianze.

La sinistra è tale se si batte per ridurre le disuguaglianze e il Ministro Orlando sta lavorando per questo. Sono certa che la sperimentazione di questo nuovo strumento avrà i suoi benefici in questa direzione.

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