Noi dopo Parigi

È passata appena una settimana dagli attacchi terroristici di Parigi. Una settimana ovviamente densa: la tragica conta delle vittime, la dolorosa scoperta del corpo di Valeria Solesin, la rabbiosa reazione della Francia contro Isis in Siria, la caccia ai responsabili degli attentati, la presa di coscienza della nostra potenziale vulnerabilità ad attacchi terroristici e il successivo aumento delle misure di sicurezza.

Non poteva d’altronde non essere così per quello che in molti hanno definitivo l’11 settembre europeo. Un attacco al nostro stile di vita, alla nostra spensieratezza e alla nostra gioventù.

Arrendersi alla paura, magari invocando leggi speciali per la sicurezza, tuttavia, significherebbe darla vinta al terrorismo: lo ha spiegato bene ieri Renzi ai microfoni di SkyTg24, assicurando che mai in Italia verranno adottate modifiche costituzionali per combattere il terrorismo. Gli europei hanno già gli strumenti per contrastarlo: occorre quindi perfezionare tali strumenti e accrescere la cooperazione tra le polizie e le agenzie di intelligence europee.

Ieri è stato anche approvato alla Camera, con un’ampissima maggioranza, il Decreto missioni, con il quale è stato rinnovato l’impegno dell’Italia nelle missioni di pace all’estero: un impegno fattivo riconosciuto da tutti i partner internazionali.

Nel decreto è stato però inserito anche un importante emendamento, che riforma il sistema della nostra intelligence, consentendo al Presidente del Consiglio di adottare misure di intelligence di contrasto, con il supporto delle Forze Armate e sotto la supervisione parlamentare del Copasir.

Sono misure come queste, che perfezionano i nostri servizi di sicurezza, a rendere più efficace il nostro sistema di difesa. Senza arrendersi alla paura e senza dimenticare le vittime di Parigi.

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