#MANOVRINA: puntare sulla crescita per ridurre il debito

La manovra correttiva da 3,1 miliardi è stata approvata, ora è legge.

L’effetto migliorativo sui conti pubblici è di circa 0,2 % di PIL ed è stata concepita perché la maggior parte delle risorse reperite per i prossimi anni siano utilizzate e destinate ad una parziale disattivazione delle clausole di salvaguardia, che avrebbero comportato l’aumento dell’IVA.

La manovra ha avuto come obiettivi la correzione dei conti pubblici, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite dagli eventi sismici e misure per lo sviluppo.

Abbiamo messo in campo numerose risorse pubbliche attraverso un piano strutturato di investimenti e di riduzione della pressione fiscale per imprese e lavoratori, e allo stesso tempo abbiamo attuato una stretta fiscale sulle multinazionali che fino a ieri non esistevano per il fisco italiano. Perché, non smetterò mai di ripeterlo, è giusto che chi ha di più paghi di più. Soprattutto in un momento come questo.

Infatti, una parte significativa della manovra è l’introduzione di una #Web Tax, intesa come cooperazione e collaborazione rafforzata fra il fisco e le multinazionali non residenti in Italia che hanno debiti con il nostro Paese. Le multinazionali coinvolte dalla norma saranno quelle del web con oltre 1 miliardo di fatturato e che effettuano nel nostro Paese operazioni superiori ai 50 milioni. Potranno stringere accordi preventivi con l’Agenzia delle Entrate per stabilire i debiti tributari dovuti al fisco italiano. Per contro, l’Agenzia delle Entrate potrà utilizzare gli strumenti a sua disposizione per accertare la situazione fiscale delle multinazionali che non aderiranno al piano collaborativo, concentrandosi sui proventi conseguiti in Italia.

Le risorse recuperate dalla Web Tax saranno destinate al fondo per la non autosufficienza, al fondo nazionale per le politiche sociali (per un ammontare non inferiore a 100 milioni all’anno) e al fondo per l’abbassamento della pressione fiscale.

Importanti novità anche per le locazioni brevi, quella che viene definita giornalisticamente #NormaAirbnb. Abbiamo introdotto la cedolare secca del 21% sui redditi derivanti dalle locazioni brevi di immobili ad uso abitativo in presenza di intermediari, anche online. Portali come Airbnb o Booking.com, che non hanno la sede nel nostro Paese, dovranno nominare un rappresentante fiscale in Italia, in modo da poter agire da sostituti d’imposta. La norma è applicabile per i contratti stipulati dal 1 giugno 2017. Sono stati, inoltre, introdotti, degli obblighi informativi a carico degli intermediari che se intervengono nella fase di pagamento, devono trattenere il 21% dell’importo. Il soggetto che incassa il canone ha la responsabilità di richiedere la tassa di soggiorno, del contributo di soggiorno e di tutti gli adempimenti previsti dalla legge. Quindi l’affitto di case private è stato equiparato all’attività alberghiera.

Credo che queste due norme siano utili per comprendere l’indirizzo che questo governo ha scelto di portare avanti. Le scelte che abbiamo fatto sono state orientate all’uguaglianza fra i cittadini ma abbiamo fatto un passo in più: abbiamo rovesciato il paradigma secondo cui bisogna tartassare imprese e lavoratori e lasciare liberi i grandi colossi della new economy che fanno affari nel nostro Paese.

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