L’integrazione si costruisce con le regole

Le cronache degli ultimi tempi ci impongono una riflessione profonda sul tema dell’immigrazione e della sicurezza.

Guardando le nostre stazioni, le nostre strade si può facilmente intuire che qualcosa non ha funzionato. Le nostre comunità hanno accolto persone abbandonate a se stesse, che non hanno avuto scelta, che non sono state messe nelle condizioni di poter essere una risorsa per il Paese.

Far fronte all’emergenza e poi non avere un progetto serio basato su regole e integrazione non ha portato da nessuna parte.

Le falle di questo sistema sono dovute al fatto che l’Italia da sola non è riuscita, a ragione, a gestire il fenomeno e offrire una proposta alternativa.

E’ giusto abbandonare a tempo indeterminato le persone nelle strutture d’accoglienza e non fare il passo successivo? Che prospettive, che futuro stiamo offrendo?

Molti di voi sanno quanto io sia convintamente europeista, ma questo non mi sottrae dall’evidenziarne le criticità. Come presupposti da cui partire per migliorare e rendere l’Europa un posto più giusto.

Controllare le frontiere, salvare vite umane, combattere i trafficanti e accogliere chi fugge da guerre e persecuzioni è un dovere dell’intera Comunità Europea, che non si può girare dall’altra parte e lasciare che sia l’Italia a gestire l’emergenza.

Non possiamo prescindere da questo quando affrontiamo questo problema. Non si pone solo un problema “umano” ma anche di strategia per il futuro e di regole certe. Per questo è necessario il contributo di tutti gli Stati. E la cooperazione fra i Paesi dell’Unione diventa un imperativo cui non si può prescindere, dentro e fuori dai confini europei.

Così gestito, il fenomeno crea un senso di insicurezza e incertezza fra i cittadini. Perché la percezione e spesso, nostro malgrado, i fatti dimostrano che non esiste un quadro di regole preciso. Se i cittadini sentono la necessità di maggiore sicurezza, evidentemente la politica ha fino a poco tempo fa sottovalutato il problema. Le nostre comunità si sentono in balia di un fenomeno senza controllo. Non dobbiamo lasciare che i cittadini si facciano conquistare dalle parole di chi sfrutta questo sentimento per fare incetta di voti, facendo leva sulla paura.

Visto la mancanza di una strategia europea, lo Stato deve supplire a questa mancanza. La risposta a tutto questo sono le regole. E soprattutto la certezza che queste siano rispettate e fatte rispettare. Come ha giustamente detto Emma Bonino su Repubblica qualche giorno fa, “le nostre leggi sono il confine della tolleranza”.

Solo così possiamo portare avanti politiche di integrazione serie e efficaci contro l’emarginazione e le situazioni limite che stanno esplodendo in tutta Europa.

Il Partito Democratico e il governo si sono impegnati per l’emanazione del decreto Minniti-Orlando. Un progetto che semplifica e rende più rapide ed efficaci le procedure per accertare chi ha diritto a restare in Italia e chi, invece, deve essere rimpatriato. Abbiamo investito risorse per contrastare i trafficanti e l’immigrazione illegale e abbiamo reso le strutture di accoglienza più piccole ma distribuite su tutto il territorio nazionale, con il coinvolgimento delle Regioni e degli enti territoriali. Pur essendo grati di tutto il lavoro dei volontari, senza i quali la situazione sarebbe addirittura peggiore, abbiamo deciso di investire sulla formazione di figure professionali capaci di affrontare e gestire il fenomeno in maniera organica.

Credo che la direzione che il Partito Democratico e il governo hanno preso, sia quella giusta.

La paura e l’ingiustizia sociale si combattono solo attraverso il connubio fra regole e diritti. Se lo Stato non riesce a garantire questa relazione, sta commettendo una grave ingiustizia prima di tutto verso i suoi cittadini, e poi verso tutti quei migranti che vedono nel nostro Paese una speranza e vogliono, e possono, essere per Noi una risorsa.

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