Liberalizzazioni del mercato elettrico: con l’approvazione della legge annuale sulla concorrenza si compie l’ultimo step

Legge annuale sulla concorrenza: si porta a compimento la liberalizzazione del  mercato elettrico

Servizi ad interesse generale e mercati

Il mercato elettrico viene definito un servizio cosiddetto ad interesse generale, in quanto meritevole di una forma di regolamentazione.

Il mercato di norma assicura un’allocazione ottimale delle risorse a vantaggio di ampie fasce di soggetti solo a condizione di operare in concorrenza. Ma alcuni servizi di interesse generale non sarebbero forniti in quantità e qualità sufficiente o perché il prezzo è troppo elevato per i consumatori con basso potere d’acquisto o perché il costo della fornitura non può essere coperto solo dal prezzo di mercato. La fornitura dei servizi cosiddetti ad interesse generale è una responsabilità primaria delle autorità pubbliche con il contributo eventuale offerto dalle forze di mercato e può assumere forme diverse in relazione a fattori tecnologici, economici e sociali. In Europa tali servizi sono stati tradizionalmente offerti dalle autorità pubbliche, ma sempre più spesso vengono affidati a imprese pubbliche o private, o a partenariati pubblico-privati, limitando il ruolo delle autorità alla definizione degli obiettivi pubblici, monitoraggio, regolamentazione ed eventuale finanziamento.

Questa evoluzione dalla prestazione in proprio alla prestazione tramite soggetti distinti ha certamente reso più trasparenti le modalità con cui questi servizi sono organizzati e finanziati, ma ha messo anche in evidenza le difficoltà del passaggio.

L’intervento pubblico nei  servizi di pubblica utilità era tradizionalmente giustificato dalla presenza di monopoli naturali, in cui grazie alle economie di scala una sola impresa può produrre a costi minori di più imprese,  ma tende a massimizzare il proprio profitto e non il benessere sociale (misurato dalla vendita a un prezzo pari al costo marginale).L’intervento pubblico si manifestava attraverso la fornitura diretta del servizio e attraverso la regolazione di prezzo (fissazione delle tariffe) per  tentare di avvicinare quantità e prezzi al livello ottimale. Ovviamente imponendo un prezzo pari al costo marginale (inferiore a quello medio) non si coprivano i costi fissi e per evitare perdite alle imprese si interveniva con sussidi .

Le tendenze europee degli ultimi anni spingono, invece, verso una graduale liberalizzazione e privatizzazione del settore.

La liberalizzazione mira ad abbattere i monopoli esistenti tramite l’entrata di più concorrenti, che permettono un abbattimento dei costi e quindi delle tariffe. Se nel breve periodo vi è una molteplicità di operatori, nel lungo, tuttavia, si corre il rischio di tornare ad una situazione simile a quella di partenza per il permanere nel mercato solo di pochi operatori forti (oligopolio), che, inevitabilmente attueranno comportamenti collusivi.

La liberalizzazione del  mercato elettrico

L’Unione europea vede tra le sue priorità la diffusione di forniture  energetiche affidabili e a prezzi sostenibili per imprese e cittadini e nell’ultimo decennio la transizione verso le fonti rinnovabili.

Per molto tempo le aziende energetiche sono state strutturate come monopoli verticalmente integrati di proprietà pubblica.

Il settore elettrico, infatti, è un’industria a rete, in cui le reti di trasmissioni e distribuzione hanno le caratteristiche del monopolio naturale, per cui consentirne l’accesso  a condizioni non discriminatorie è condizione essenziale per garantire la concorrenza delle fasi di filiera a valle (vendita). Partendo da queste considerazioni in Europa ha perso avvio Il processo di liberalizzazione del mercato dell’energia in Europa, che vede i suoi albori nel Regno Unito nel 1988 con il White Paper del governo Thatcher.

Le prime direttive di liberalizzazione dell’UE sono state adottate nel 1996 (elettricità) e 1998 (gas , per arrivare al secondo pacchetto nel 2003 e all’ultimo nel 2009, con lo scopo di rafforzare la tutela dei consumatori, favorire un mercato unico dell’energia e  stimolare l’innovazione.

Nel nostro paese il “Decreto Bersani” (D.Lgs. n. 79 del 16.03.1999), volto a recepire nell’ordinamento nazionale la Direttiva europea 96/92/CE che impone ai Paesi membri di definire le regole della liberalizzazione del mercato elettrico, ha ridefinito gli aspetti fondamentali del riassetto del settore,. In base all’articolo 1:

  • le attività di produzione, importazione, esportazione, acquisto e vendita di energia elettrica sono libere nell’ambito delle disposizioni del decreto;
  • le attività di trasmissione e dispacciamento sono riservate allo Stato e attribuite in concessione al gestore della rete di trasmissione nazionale;
  • l’attività di distribuzione è svolta in regime di concessione rilasciata dal Mise.

I punti chiave del riassetto del settore sono così sintetizzabili: a. produzione di energia elettrica; b. distribuzione di energia elettrica e vendita ai clienti vincolati; c. vendita ai clienti idonei; d. esercizio dei diritti di proprietà della rete di trasmissione e connesse attività di manutenzione e sviluppo decise dal gestore della rete di trasmissione nazionale.  

La generazione. A decorrere dal 1° gennaio 2003 nessun operatore può produrre o importare, direttamente o indirettamente, più del 50% del totale dell’energia elettrica prodotta o importata in Italia. Entro la stessa data l’Enel ha dovuto cedere di 15.000 MW della propria potenza installata.

La trasmissione e il dispacciamento. Le attività di trasmissione e dispacciamento, riservate allo Stato, sono attribuite in concessione ad una società per azioni con funzioni di gestore della rete nazionale (“gestore”). Il gestore, le cui azioni sono detenute dal Ministero del Tesoro, gestisce i flussi di energia e delibera gli interventi di manutenzione e di sviluppo della rete. Gli indirizzi strategici e operativi del gestore sono definiti dal Ministero.

La distribuzione. Le imprese attualmente operanti nella distribuzione continueranno a svolgere il servizio sulla base di concessioni rilasciate, entro il 31 marzo 2001, dal Ministero dell’Industria e che avranno scadenza il 31 dicembre 2030. A partire da questa data, il servizio di distribuzione deve essere affidato sulla base di gare, nel rispetto della normativa nazionale e comunitaria in materia di appalti pubblici.

II mercato libero. Vengono definiti i criteri e le soglie minime per l’individuazione dei clienti idonei. II gestore del mercato dell’energia elettrica. (GSE)  Dal 2001 tutte le contrattazioni e il coordinamento tra domanda e offerta si svolgono  all’interno di un mercato all’ingrosso o “Borsa” dell’energia elettrica. A partire da questa data, infatti, viene istituito il mercato, o borsa dell’energia elettrica, nel quale produttori e importatori devono offrire la propria produzione e l’Acquirente Unico, i grossisti e i clienti idonei devono approvvigionarsi di energia elettrica all’ingrosso.

Il GME, costituito dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE S.p.A.), organizza e gestisce i mercati dell’energia elettrica, del gas naturale e quelli ambientali.

L’acquirente unico. È stato istituito l’acquirente unico, con la funzione di “garantire ai clienti vincolati la disponibilità della capacità produttiva necessaria ad assicurare la fornitura di energia elettrica in condizioni di continuità, sicurezza ed efficienza del servizio nonché di parità del trattamento, anche Tariffario. Con il completamento del processo di liberalizzazione della vendita al dettaglio di energia elettrica, AU continua a svolgere la funzione di approvvigionamento per i clienti domestici e le piccole imprese, che decidono di non passare al mercato libero e vengono riforniti nell’ambito del regime di tutela istituito per legge.

Il grado  di  apertura  del  mercato,  determinato  dai  consumi  dei  clienti  idonei,  è  stato, successivamente  al  decreto  Bersani,  fissato  abbassando  progressivamente  le  soglie che  determinano  la  qualifica  medesima:  dal  2004,  il  mercato  è  stato  definitivamente  aperto  a  tutti  i  clienti  non  domestici,  in coerenza  con  l’entrata  in  vigore  della  norma  della  direttiva  europea  2003/54/CE; dal  1°  luglio  2007  anche  i  clienti  domestici  possono  esercitare  il  diritto  di  scelta  del fornitore.

Con l’entrata in vigore del disegno di legge sulla Concorrenza viene eliminato, a decorrere dal luglio  2019, il regime di “maggior tutela” nel settore dell’energia elettrica, abrogando da tale data la disciplina transitoria, introdotta dal D.L. 73/2007 e confermata dall’art. 35 D.Lgs. n. 93/2011, che prevede la definizione amministrativa delle tariffe dell’energia elettrica nella vendita ai consumatori domestici ed ai piccoli consumatori industriali che non abbiano ancora scelto un fornitore sul mercato libero. La finalità e’ quella di liberalizzare la fase a valle del  mercato elettrico,  spingendo i venti milioni di clienti domestici e i quattro milioni di imprese, attualmente in maggior tutela, a rifornirsi nel libero mercato.

A tutela dell’effettiva concorrenza e del consumatore il disegno di legge affida all’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico il compito di trasmettere al Ministro dello sviluppo economico un rapporto relativo al monitoraggio dei mercati di vendita al dettaglio dell’energia elettrica e del gas, con particolare riguardo a:

  1. a) l’operatività del portale informatico per la comparazione delle offerte;
  2. b) il rispetto delle tempistiche di switching (cambio di fornitore entro tre settimane);
  3. c) il rispetto delle tempistiche di fatturazione e conguaglio (conguaglio definitivo a seguito di un eventuale cambiamento del fornitore dopo non oltre sei settimane);
  4. d) l’operatività del Sistema Informativo Integrato, come gestore della banca dati dei punti di prelievo e dei dati identificativi dei clienti finali;

Le esperienze europee nel phase –out dalla maggior tutela

Nel Regno Unito alla scadenza del contratto i clienti che non hanno scelto un nuovo fornitore sul mercato libero hanno continuato ad essere forniti dal fornitore storico alle condizioni da questi proposte e liberamente scelte.

In Germania in  ogni area e ogni 3 anni il fornitore con maggior numero di clienti nell’area (tipicamente il distributore locale , DSO)  rifornisce i clienti che non hanno effettuato la scelta.

Nei Paesi Scandinavi i clienti non passati al libero sono stati forniti dalla società di vendita collegata al DSO locale. In Spagna partire dal 1 luglio 2009 i clienti di maggiori dimensioni che non hanno scelto un nuovo fornitore sul libero continuano ad essere forniti dal fornitore storico a tariffa maggiorata (TUR + 5%, dal 1 aprile 2010 + 20%). In Francia, infine, dal 1 gennaio 2016, in caso di mancata scelta del fornitore,  si applica una tariffa transitoria (a condizioni disincentivanti) fissata dal fornitore storico per i clienti > 36 kW.Dopo giugno 2016, i clienti ancora forniti a prezzi transitori sono assegnati a nuovi fornitori tramite aste che prevedono prezzi +30% rispetto valori di mercato

Che fare in Italia? Tutela del consumatore e tutela della concorrenza

Nei decreti ministeriali che definiranno nello specifico le modalità di superamento della maggior tutela occorre, inoltre, ‘ tenere conto di alcune specificità del settore elettrico ed, in particolare, della scarsa propensione dei consumatori ad effettuare il cambio di fornitore.

I livelli  annuali  di  switching  dei  mercati  dell’elettricità  in  Europa  sono  mediamente  bassi  rispetto  alle aspettative  generate  nel  pubblico e agli altri servizi.

Il tasso di switching, poi, non  dipende  solo  dai  prezzi  dell’energia  elettrica  praticati  agli  utenti finali,  ma da una serie  servizi  aggiuntivi  e  personalizzati .Anche nel Regno Unito,  sebbene siano trascorsi più’ di 15 anni dalla completa liberalizzazione, il 56% degli utenti non ha mai cambiato fornitore e il 70% dei consumatori domestici dei maggiori operatori britannici – i cosiddetti Big Six – è ancora legato alla tariffa di default, simile alla nostra maggior tutela ( “The Energy Market Investigation: final report”, 2016)

Infine, per il nostro Paese, occorre aggiungere che i  margini della vendita sono abbastanza bassi ( la quota di vendita pesa per l’8,65% sul costo dell’energia e il 50% del costo deriva da imposte e oneri fissi ), per cui non sarà scontato che alla completa liberalizzazione corrisponderà una diminuzione dei prezzi, ma i vantaggi della liberalizzazione si tradurranno in un mix di servizi che grazie all’evoluzione tecnologica saranno sempre più disegnati sulle esigenze e preferenze del consumatore.

Sarebbe, quindi, auspicabile, almeno in una prima fase transitoria, soprattutto  per i consumatori che non scelgono e particolarmente vulnerabili per livello di reddito e istruzione, modalità che consentano al consumatore domestico di poter scegliere tra  prezzi più bassi possibili, e spingere gli  operatori verso una maggiore efficienza  delle forniture, imponendo agli operatori un sistema di bollettazione comprensibile e semplice, consentendo la comparabilità delle diverse offerte commerciali e sanzionando le offerte ingannevoli da parte degli operatori

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