La salute come bene collettivo     

Come membro del gruppo interparlamentare sul diabete, ho partecipato alla promozione del Manifesto della Salute. Una proposta per l’Europa che mette al centro delle politiche pubbliche, in azione congiunta con le Asl dei territori, la salute come bene collettivo e la sanità come un investimento, invece che un costo.

E’ un progetto che reperisce il concetto di “salute” promosso dall’Oms come “uno stato di benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente l’assenza di malattia e di infermità”. Il concetto si amplia considerando anche gli aspetti psicologici, le condizioni ambientali, abitative, climatiche, la vita lavorativa, economica, sociale e culturale.

Questo quadro comprende inevitabilmente il ruolo attivo delle città nella promozione della salute. Infatti, l’organizzazione del contesto urbano condiziona e modifica i bisogni dei cittadini e i suoi stili di vita.

I maggiori livelli di urbanizzazione, l’invecchiamento della popolazione, stili di vita più sedentari e un’alimentazione non salutare hanno causato una maggiore incidenza di malattie metaboliche e, tra le più diffuse,  di diabete. In questo contesto, il ruolo delle città è centrale nello studio e nel monitoraggio dello stato di salute dei cittadini e nello sviluppo di strategie per migliorarne la qualità della vita. Gli enti locali hanno il dovere di promuovere e agevolare le buone pratiche, favorire lo sviluppo psicofisico dei giovani e l’invecchiamento attivo, garantire l’accesso alle infrastrutture e agli spazi verdi, soprattutto per le fasce di popolazione in maggiore difficoltà socioeconomica.

I punti chiave del Manifesto

Rendere la salute dei cittadini il fulcro di tutte le politiche urbane.

  • Migliorare la qualità dell’ambiente urbano
  • Le amministrazioni devono studiare e monitorare le caratteristiche socio sanitarie del contesto urbano e contrastare le cattive pratiche, riducendone i rischi conseguenti.

Aumentare i livelli di alfabetizzazione sanitaria attraverso l’informazione per tutti i cittadini

  • Formazione del personale sanitario
  • Approfittare degli sviluppi tecnologici per facilitare la comunicazione fra sistemi sanitari e cittadini.

Inserire l’educazione sanitaria in tutti i programmi scolastici per ridurre i comportamenti rischiosi per la salute.

  • Promuovere la collaborazione fra il sistema sanitario, quello scolastico e le comunità locali.
  • Definizione di precise linee di indirizzo per una corretta e uniforme informazione sanitaria.

Incoraggiare stili di vita sani nei luoghi di lavoro, nelle comunità e nelle famiglie

  • Diffondere buone pratiche nei luoghi di lavoro e rafforzare gli incentivi alle imprese che investono in prevenzione e sicurezza.
  • Introduzione di strumenti per il controllo del rispetto delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, soprattutto rispetto alle caratteristiche degli ambienti: areazione, ergonomia delle postazioni, illuminazione.

Promuovere una cultura alimentare appropriata per prevenire l’obesità

(mezzo miliardo di persone coinvolte nel mondo e principale fattore di rischio per l’insorgenza di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, alcuni tumori, artrosi, osteoporosi)

  • Linee guida precise che tengano conto dei diversi target della popolazione. Es. Mense scolastiche e/o aziendali
  • Organizzazione eventi informativi e progetti di educazione alimentare sul territorio.

Ampliare e migliorare l’accesso alle pratiche sportive e motorie contro la sedentarietà e l’invecchiamento precoce

  • Garantire il libero accesso a infrastrutture e spazi verdi, con particolare attenzione alle fasce più deboli della popolazione.
  • Nuove modalità di impiego dei lavoratori anziani e favorire l’invecchiamento attivo
  • Incentivare l’attività sportiva e motoria per bambini e giovani, anche coinvolgendo le famiglie.

Sviluppare politiche di trasporto urbano orientate alla sostenibilità ambientale e alla creazione di una vita salutare

  • Favorire l’utilizzo di modalità attive di trasporto creando piste ciclabili, migliorando il trasporto pubblico locale e i collegamenti.
  • Realizzare attività di sensibilizzazione dei cittadini verso scelte più efficienti (e sostenibili) di mobilità urbana

Realizzare iniziative locali per l’adesione dei cittadini a programmi di prevenzione primaria (malattie croniche, trasmissibili e non)

Considerare la salute delle fasce più deboli della popolazione come una priorità per l’inclusione sociale

  • Adottare politiche per migliorare le condizioni sociali, economiche e ambientali dei quartieri disagiati e il contesto urbano
  • Adeguamento delle infrastrutture, della viabilità e dell’accesso agli standard più elevati di accessibilità e fruibilità per le persone disabili
  • Migliorare l’inclusione sociale di tutte le categorie svantaggiate promuovendo la loro partecipazione attiva a attività sportive e ricreative

Studiare e monitorare a livello urbano i livelli di rischio per la salute dei cittadini.

  • Creare cabine di regia coinvolgendo i comuni, le università, le Asl, i centri di ricerca, industria e professionisti.
  • Promuovere partnership che sulla base degli studi effettuati realizzino interventi intelligenti che riducano i rischi per la salute e promuovano un ambiente urbano salutare e inclusivo.
  • Delegare le competenze di pianificazione e di erogazione dei servizi alle aziende ospedaliere.

Vista questa impostazione, l’urbanizzazione offre alla salute pubblica e individuale tanti rischi quante opportunità. Sta alla politica avere una visione lungimirante e cogliere queste opportunità.

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