La parola “famiglia” è una parola di Sinistra

Oggi un articolo su La Stampa di Torino riporta dei dati Istat relativi al calo demografico in atto nel nostro Paese e al forte invecchiamento della popolazione. Dato che riguarda soprattutto il Sud Italia, in cui incide parecchio anche lo spopolamento a causa dei bassi livelli di occupazione. Infatti, cresce l’aspettativa di vita e il numero di persone anziane e diminuisce la popolazione giovane, che stenta a crearsi una famiglia con dei figli. Le previsioni ci dicono che le nascite non compenseranno i decessi. Nel panorama Europeo siano in fondo alla classifica per tassi di natalità: 1.59 figli per donna.

L’istat ci dice che in Italia, più figli si fanno, più crescono le difficoltà economiche e i livelli di disoccupazione. E questi dati crescono esponenzialmente per le famiglie monogenitoriali.
Provate a pensare quale categoria è più discriminata. Ovviamente le donne! In quasi 200 mila nuclei sono sole e disoccupate, in altri 970 mila solo l’unica fonte di reddito. Siamo addirittura peggiorati rispetto al 2016. Evidentemente non è stato fatto abbastanza. Il bonus bebè e il provvedimento contro le dimissioni in bianco sono solo un piccolo tassello di un progetto che deve essere ancora costruito.
Le cause di questa tendenza si possono rintracciare nelle oggettive difficoltà economiche, lavorative e di organizzazione. Quante sono costrette a lasciare il lavoro durante la gravidanza per via del licenziamento o per inconciliabilità fra impegni lavorativi e familiari?

Nel resto d’Europa le famiglie sono considerate un fattore di sviluppo e crescita, quindi sono previste misure di sostegno economico, riduzioni e vantaggi per i servizi essenziali e fiscalità vantaggiosa. La Francia è un modello per tutta l’Europa e ha investito numeri consistenti del Pil nelle politiche a tutela della famiglia e delle nascite. Ovviamente, le famiglie con redditi più bassi ricevono maggiori agevolazioni. In generale, sono 3 gli ambiti di intervento degli Stati: assegni legati alla maternità che accompagnano le famiglie per tutto il percorso di crescita del figlio, cura dei bambini e quindi accesso agli asili nido o bonus per le baby sitter, e benefit vari per le famiglie meno abbienti o più numerose. Non da ultimo, il congedo parentale che, nei Paesi ai vertici delle classifiche, è uguale in termini di tempo e obbligatorio per entrambi i genitori. Questo provvedimento sarebbe un vero toccasana per due ragioni. La prima è che in sede di assunzione, a parità di curriculum, le donne non sarebbero più discriminate per il “rischio maternità”. Il provvedimento contro le dimissioni in bianco ha fatto tanto nel quadro della prevenzione a questo tipo di illeciti, ma la questione più ostica è culturale. La seconda ragione è, appunto, più culturale. Si inizierebbe a scardinare l’idea condivisa secondo cui la cura e la crescita dei figli debba essere una prerogativa delle donne e tutta sulle loro spalle. E’ necessario spezzare questo circolo vizioso e porre come prioritaria la questione salariale e di retribuzione che fa nascere profonde differenze tra i generi, ripercuotendosi sulla qualità della vita e sulla cultura del nostro Paese.

Rimandare ulteriormente una discussione di questo tipo, significa non avere a cuore le sorti dell’intero Paese. Dobbiamo ripensare le politiche sociali insieme agli enti locali e alle imprese per capire la migliore soluzione, perché la carenza di lavoro di qualità è la prima fonte di ingiustizie e disuguaglianze. In mancanza di un supporto complessivo alle famiglie, il welfare è coperto, per chi è fortunato, dai nonni. Infatti, gli asili nido pubblici sono pochi e molto spesso troppo costosi per la maggior parte delle famiglie. Non possiamo pensare che questa sia la giusta politica da seguire, una politica a lungo raggio.
Le politiche a sostegno della natalità sono anche un fattore cruciale per la crescita economica, oltre che per il benessere dei cittadini e delle famiglie. Essendo le famiglie tutelate, gli indici di natalità crescono e, in questo modo, in base a una prospettiva di medio-lungo periodo, aumenteranno gli occupati, i consumatori e i contribuenti. Un toccasana per riequilibrare il nostro sistema previdenziale.

Il benessere delle famiglie deve essere visto anche nel nostro Paese come un’opportunità di crescita e sviluppo e di riduzione delle disuguaglianze sociali.

La parola “famiglia” è una parola di Sinistra.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*