#Italia2030 La Green Economy come motore di sviluppo

Oggi vorrei parlarvi un progetto a cui ho dedicato tanto lavoro e che sta prendendo forma, grazie all’impegno in Commissione Attività Produttive e del Ministero.
Ho incentrato i miei studi e la mia professione sulle politiche pubbliche, soprattutto a livello locale, relative al trasporto pubblico e al settore energetico.
Grazie all’Accordo sul clima di Parigi e il G7 Energia, l’Europa ha posto degli obiettivi precisi in campo energetico che gli Stati membri devono rispettare :

  • Competitività:riduzione del gap di prezzo dell’energia per un allineamento di prezzi.
  • Ambiente: un piano clima-energia per gli investimenti in efficienza energetica ed energia verde.
  • Sicurezza di approvvigionamento e di integrazione delle fonti energetiche rinnovabili.
Per raggiungere questi obiettivi la Strategia Energetica Nazionale deve svilupparsi su 3 aree di intervento:
  • Maggiore efficienza energetica
  • Riduzione delle emissioni
  • Maggiore penetrazione delle rinnovabili
L’infografica che vedete al lato mostra in modo chiaro come l’Italia abbia centrato quasi tutti gli obiettivi previsti per il 2020 con largo anticipo. Continuando di questo passo e puntando su alcuni settori strategici, l’obiettivo 2030 potrebbe essere vicino.
Gli investimenti futuri in tema di efficienza energetica e riduzione dei consumi dovranno essere indirizzati in larga parte nel settore residenziale e in quello dei trasporti.
Quest’ultimo è il settore che necessita la maggiore attenzione, perché è responsabile – secondo  l’ultimo  rapporto   dell’Agenzia  Internazionale  per  l’Energia  su  dati  2012 –  a  livello  europeo  del   30,4%  delle emissioni  di  CO2  da  combustione  di  carburanti  (71,1%  trasporto  su  strada,  13,9%  navigazione,  12,7%  trasporto  aereo). Per questo motivo, i trasporti sono chiamati a ridurre la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di petrolio e  ad abbattere le emissioni del 60% ( rispetto ai livelli del 1990) entro il 2050. Investire sull’innovazione dei trasporti e sulla ricerca nel settore energetico rappresenta un’opportunità sia per l’ambiente che per l’economia.

L’ Italia, in particolare, mostra un livello di dipendenza energetica decisamente elevato: il 76,9% nel 2013, mentre nel 2012 l’import di petrolio grezzo è ammontato  a 68,8 milioni di tonnellate,  con una spesa per benzina e diesel di 24,63 miliardi di euro.
Visti questi dati, ci siamo impegnati per una maggiore flessibilità e per assecondare lo sviluppo futuro delle infrastrutture e dei trasporti sostenibili.

 Inoltre, il traffico  urbano contribuisce al 35% alla concentrazione di PM10 e  al 64% di NO2. Per abbattere le emissioni soprattutto nelle aree urbane densamente  popolate, le pubbliche amministrazioni e i gestori di servizi di pubblici, al momento della sostituzione del parco macchine (autobus e mezzi di servizio di pubblica utilità,  compresi quelli per la raccolta dei rifiuti urbani) sono obbligati all’acquisto di almeno il 25 per cento di veicoli a gas, elettrici e ibridi.

Una grande opportunità si apre quindi per il nostro Paese, dal punto di vista sia ambientale, sia di diffusione di energie pulite e nondimeno di stimolo all’economia innovazione in un settore strategico come quello dell’automobile.

 
Spunti di riflessione sulla mobilità sostenibile ed elettrica

La mobilità elettrica ha un tasso di innovazione molto veloce, decisamente più rapido delle aspettative degli analisti (e della politica). L’innovazione interesserà soprattutto i servizi o le modalità di gestione dell’offerta (capacità di gestione e di sintesi di volumi di informazione sempre più ampi)  che hanno “time-to-market” molto ridotti, quasi inesistenti. 6 mesi fa sarebbe stato difficile credere che un piccolo segmento di auto elettriche avrebbe percorso 27.000 chilometri al giorno in due città e senza alcun problema di autonomia o ricarica. Meglio quindi definire in modo univoco:

  • quello che sia lecito od illecito fare, disciplinando in modo chiaro le possibilità di azione e di intervento degli attori che operano nel settore (imprese, fornitori di servizi e consumatori/utenti). Ad esempio oggi alcuni  mezzi utilizzabili per la mobilità elettrica di breve raggio vivono in un limbo che nuoce al loro sviluppo. Meglio vietare con chiarezza quelli ritenuti pericolosi per i cittadini ed autorizzare gli altri.
  • il numero di soggetti istituzionali coinvolti nel rilascio delle autorizzazioni che devono essere ridotti: piccole o grandi che siano le i soggetti delegati a verifiche e loro rilascio, devono essere pochi soggetti (anche uno) ma capaci di comportarsi con severità e rigore.
Qui di seguito, alcune mie riflessioni dopo un anno di esperienza di gestione di una flotta di 1500 auto elettriche in Italia:

Colonnine ricarica auto elettriche
Il vero incentivo all’utilizzo di auto elettriche è la creazione di una rete di punti di ricarica distribuita capillarmente sul territorio. Quindi:

  • Semplificare il contesto legislativo adottando un unico regolamento valido per tutto il territorio nazionale. Semplificazione dell’iter delle autorizzazioni e limitazioni del  numero dei soggetti istituzionali coinvolti.
  • È necessario garantire la piena interoperabilità delle colonnine evitando fenomeni di monopolio naturale da parte di alcuni operatori dominanti.
  • Le colonnine di ricarica non devono essere realizzate dagli enti locali. Piuttosto è meglio – attraverso le opportune semplificazioni del contesto legislativo – incentivare gli investimenti di operatori provati che trovano l’interesse nel fornire energia alle ricariche delle auto elettriche.
Incentivi
Oltre a quelli già esistenti (bollo, assicurazioni ingressi in zone a traffico limitato), sarebbe molto produttivo incentivare l’acquisto di veicoli elettrici da parte dei comuni o di altri enti locali.
Già oggi le auto elettriche e gli autobus elettrici sono assolutamente affidabili e possono sostituire con efficacia i mezzi tradizionali.
Potrebbe quindi essere previsto un incentivo (ad esempio un sostegno finanziario per i canoni di noleggio a lungo termine, modalità tuttora privilegiata di acquisizione delle flotte) per tutti i comuni che acquistano auto elettriche, autobus.
L’intera filiera industriale verrebbe coinvolta: produttori, società specializzate negli allestimenti degli autobus; società specializzate di gestione delle flotte di veicoli elettrici; società di sviluppatori per i software di gestione; società per il service di manutenzione e riparazione; installazione di punti di ricarica che sarebbero a disposizione anche dei provati cittadini.

Già questo incentivo servirebbe a rilanciare il settore dei veicoli elettrici consentendo ai produttori, economie di scala che si potrebbero riflettere anche in una riduzione dei costi dei veicoli elettrici per i privati. In fondo la possibilità di allargare il mercato per un produttore è già un incentivo forte.

Inter-modalità
Obbligare tutti i soggetti che hanno in concessione un servizio di trasporto a medio e lungo raggio (treni, treni regionali, metropolitane, autobus autostradali etc.) a mettere a disposizione nei piazzali davanti alle stazioni  aree riservate a:

  • Sharing (ultimo miglio senza per questo utilizzare l’auto privata)
  • Ricarica di auto elettriche
 Car sharing
Inserire nel codice della strada l’equiparazione a veicolo pubblico per le auto delle flotte car sharing nelle aree metropolitane.
Questo è quello per cui sto lavorando in Commissione e in Parlamento. Questo è quello in cui credo per ridare una spinta all’economia di questo Paese e per renderlo più verde e più innovativo.

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