Ilva, 2 miliardi per il risanamento. Al via il piano ambientale

Dopo tanto lavoro in Commissione e in Aula, il Consiglio dei Ministri ha approvato il Piano Ambientale per lo stabilimento dell’Ilva di Taranto.

Sono previsti interventi per 2 miliardi di euro per il risanamento tra quelli a carico della nuova proprietà, la Arcelor Mittal, e quelli a carico dei commissari, che significa più lavoro, sicurezza e salute.

L’amministrazione straordinaria si occuperà degli interventi ambientali esterni, finanziati con le risorse della famiglia Riva (oltre 1 miliardo di euro): opere ambientali, attività di sostegno assistenziale e sociale alle famiglie disagiate di Taranto e dei comuni limitrofi.

Un grosso passo avanti per Taranto e il suo hinterland.

L’Autorizzazione integrata ambientale (AIA), che certifica l’uniformità agli standard europei, prevede il tetto produttivo di 6 milioni di tonnellate all’anno di acciaio, fino al completamento degli interventi di risanamento ambientale (2018-2023).

La copertura dei parchi seguirà, invece, un inter più stringente e contingentato perché dovrà essere terminata entro 36 mesi dal subentro della Arcelor Mittal e dovrà riaprire il cantiere entro e non oltre il 30 settembre del 2018.

Tempi ben definiti anche per la messa in sicurezza della falda superficiale e per l’adeguamento delle batterie.

Per la tutela e la costante verifica dell’attuazione del piano ambientale è stato istituito un osservatorio permanente composto dai migliori esperti del settore e dai rappresentanti di tutti i soggetti che hanno partecipato alla stesura del piano: Regione ed enti locali, sindacati, e le associazioni ambientaliste. Questi hanno già proposto alcune modifiche e precisazioni al piano, sia per ciò che riguarda le misure da attuare che per le tempistiche.

L’accordo con i sindacati ancora non c’è, ma l’incontro fra le parti è previsto il 9 di ottobre.

Questo non significa solo salvare una azienda strategica per il territorio pugliese, ma anche per tutto il settore siderurgico italiano e il suo indotto: sono circa 4 mila le aziende coinvolte che gravitano attorno all’Ilva di Taranto. Circa la metà suddivise fra il Piemonte, la Liguria e la Lombardia. Queste, nella maggior parte dei casi, sono anche aziende creditrici dell’Ilva e hanno, quindi, subito gravi ripercussioni sulla loro attività.

È un momento cruciale per l’acciaio italiano, secondo solo a quello tedesco per produzione. Dopo anni di difficoltà sta iniziando la ripartenza e questo può rappresentare una grande opportunità dal punto di vista dell’occupazione e della crescita.

Ovviamente, la questione ambientale rimane la priorità.

 

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