Il ruolo dell’innovazione e delle politiche pubbliche

Nella crisi attuale, l’economia italiana ha retto grazie soprattutto alla tenuta dell’export da parte di piccole e medie imprese, soprattutto di quelle che nel corso del tempo hanno saputo innovare, nonostante un costo del lavoro più elevato rispetto all’Europa, una burocrazia soffocante e dispendiosa (come dimostrano anche i dati del Doing Business anche nel 2014), costi dell’energia troppo elevati, una grave carenza infrastrutturale, la difficoltà  di accesso al credito.

Tali criticità sono imputabili in larga parte a errori anche storici della politica italiana ed oggi per porvi rimedio, occorre  rimuovere gli ostacoli sopracitati, per poter permettere alle nostre imprese di essere competitive nel contesto internazionale.

Tutto ciò, tuttavia, in un mercato globalizzato, in cui il nostro economico risulta quello di un’economia matura,  può non bastare, in quanto le pmi si trovano di fronte a un complesso mix di opportunità e minacce, che rende difficile prevedere se e attraverso quali modelli di business i distretti riusciranno a mantenere la propria competitività.

Nel caso dei distretti industriali, l’avvento della globalizzazione configura uno scenario evolutivo contraddittorio, detto anche location paradox (Storper, 1997; Enright, 1998; Porter, 1998). Da un lato, infatti, la globalizzazione dell’intero sistema economico, che abbatte molti costi di transazione, sostenuta dalle nuove tecnologie, induce anche i sistemi produttivi tradizionalmente più chiusi a superare i propri confini alla ricerca di nuove configurazioni; dall’altro, la maggior facilità di trasferire ed imitare competenze e modelli produttivi “standard” rafforza l’importanza di quei vantaggi competitivi radicati in specifici contesti locali, proprio perché più difficili da imitare. Il location paradox impone alle imprese distrettuali una scelta tra lo slancio verso nuove opportunità di crescita all’esterno, con il rischio di indebolire le reti di contatti tipici delle imprese distrettuali, ed il focus locale sui tradizionali vantaggi specifici del distretto, con il rischio di precludere i vantaggi di un modello competitivo più aperto alle interazioni con l’ambiente esterno.

L’economia moderna è anche un’economia della conoscenza. Essa impone cambiamenti delle realtà distrettuali anche dall’interno. Per occupare i nuovi spazi aperti dalla globalizzazione, i distretti devono confrontarsi con processi continuativi di innovazione: modificando i prodotti e il modo in cui vengono fabbricati, valorizzando quelle core activities, sulle quali si fonda il loro vantaggio competitivo. Ecco cosa quindi il parlamento e la politica devono fare rapidamente: puntare sul ruolo dell’innovazione, tenendo ben presente, come si può leggere dai dati dell’industria europea e statunitense che l’innovazione tecnologica, e soprattutto quella di prodotto, si sviluppano in aziende di medie- piccole dimensioni.

In un anno di legislatura si sono iniziate a porre le basi per andare in questa direzione: alcune misure  sono state  prese con il decreto del fare dell’agosto 2013, tra cui  la promozione del credito,  la smplificazione dell’accesso al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese (Pmi)( le imprese – e anche i professionisti e le cooperative sociali – beneficiarie degli aiuti potranno accedere al Fondo con una copertura innalzata dal 70 all’80% dell’importo complessivo del prestito e in base a modalità semplificate da definire con decreto dello Sviluppo economico).

È stata riproposta anche la legge Sabatini ( di cui finalmente è stato emanato anche il decreto attuativo), attraverso il finanziamento a tasso agevolato per l’acquisto di nuovi macchinari, attrezzature e impianti ad uso produttivo. Anche gli investimenti in hardware, in software e in tecnologie digitali sono stati inseriti tra i beni per i quali le Pmi potranno usufruire del credito agevolato nell’ambito di un plafond di 2,5 miliardi anticipati dalla Cassa depositi e prestiti alle banche.

Il recente Destinazione Italia è intervenuto su diversi fronti di politica industriale, ossia da un lato ha sviluppato una serie di misure volte a ridurre il costo dell’energia, a favorire la nascita di nuove imprese, a promuovere ricerca & sviluppo, attraverso 600 milioni in tre anni come credito di imposta per le imprese che investono in ricerca & sviluppo, che si applicano  al 50% delle spese incrementali per R&S pari ad un minimo di 50.000 euro per anno fiscale, e fino a un massimo di 2,5 milioni di euro per beneficiario. le risorse saranno focalizzate sulla media e piccola impresa, ovvero alle aziende con fatturato inferiore a 500 milioni di euro, in forma singola, consortile o di rete di impresa.  Sul fronte internazionalizzazione sono stanziati  22.594.000 di euro in più per il 2014 al Fondo per la promozione degli scambi e l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese. Riguardo alla digitalizzazione  sono stati stanziati 100 milioni di euro per le piccole e medie imprese finalizzati all’acquisto di prodotti ICT e al potenziamento della connessione a banda larga con voucher di 10.000 euro per azienda  e  50 milioni di euro come detrazione d’imposta lorda  (fino a 20.000 euro per impresa)pari al 65% dell’importo, per le spese sostenute da piccole e medie imprese, ovvero da consorzi o reti di PMI, per interventi sulla rete fissa e mobile volti a garantire velocità di connettività pari o superiore a 30 megabit.

Riguardo alle crisi aziendali da una parte  le società finanziarie possono entrare nella società cooperativa con partecipazioni di capitale, dall’altra si stabilisce un diritto di prelazione in caso di affitto o vendita di rami d’azienda per le società cooperative costituite da lavoratori dipendenti.

Sul lato credito si è esteso l’ambito di applicazione delle misure per favorire il credito alle piccole e medie imprese al fine di rendere più esplicita la possibilità di cartolarizzare particolari titoli di credito quali, ad esempio, le cambiali finanziarie e per  rendere ancora più robusta la struttura delle operazioni italiane di cartolarizzazione così da migliorare il rating dei titoli emessi. Inoltre è stata estesa anche ai fondi pensione, alle assicurazioni e a nuovi operatori finanziari di gruppi bancari la possibilità di acquistare i minibond emessi dalle piccole e medie imprese e sono state previste semplificazioni per la circolazione e l’emissione di titoli e cartolarizzazioni dei crediti da parte delle piccole e medie imprese.

C’è ancora molto da fare attraverso un alleggerimento del peso fiscale sul costo del  lavoro e anche attraverso un intervento pubblico diretto volto ad investimenti in reti materiali ed immateriali e questo sarà l’impegno del nuovo governo

 

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