Come regolare gli investimenti esteri nell’Unione Europea

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La Commissione europea, insieme agli Stati membri, sta lavorando a una proposta di regolamentazione per gli investimenti esteri diretti (IDE) nell’Unione, in modo da attrarre  gli investimenti ma di tutelare al contempo  agli interessi fondamentali.

La questione è di primaria importanza perché l’Unione è la prima destinazione mondiale di investimenti esteri per il valore e la qualità del tessuto produttivo, e perché è attrattiva per i fondi sovrani, concentrati in Asia e Medio oriente. Questo pone il problema dei risvolti politico-strategici del fenomeno, perché attraverso l’acquisizione di attività strategiche di possono influenzare o controllare imprese strategiche per la sicurezza o l’ordine pubblico.

Questo vale in particolare per le attività relative al funzionamento e alla fornitura di tecnologie, infrastrutture, energia, informazioni sensibili.

Il nostro Paese ha già dei meccanismi di controllo, ma non c’è una disciplina unitaria a livello europeo. In Italia, i principali investitori esterni all’Unione sono Usa e Svizzera e il grado di penetrazione varia notevolmente tra i comparti di attività economica. I maggiori investimenti extra europei sono concentrati nei settori del trasporto aereo e navale, poi della  ricerca e sviluppo e delle telecomunicazioni.

Chi investe in Italia?  

I valori sono espressi in percentuale.

La novità principale

Il regolamento  costituisce una positiva novitagrosso passo avanti si sta facendo riconoscendo alla Commissione Europea la facoltà di controllare gli IDE indirizzati ad attività di interesse strategico. la novità più significativa della proposta di regolamento consiste nel riconoscere alla Commissione europea la facoltà di controllare gli IED che potrebbero incidere su progetti o programmi di interesse per l’Unione per motivi di sicurezza o di ordine pubblico. In particolare, la Commissione europea può emettere un parere destinato agli Stati membri in cui l’investimento è in programma o è stato realizzato.

Cccorre tuttavia fare un ulteriore passo avanti: l’auspicio è che si riesca a costruire un regolamento comune a livello internazionale, condiviso con i Paesi extra europei e che si intervenga sui Paesi che pongono ostacoli agli investimenti.

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