Che cos’è il Divertor Tokamak Test (DTT)?

E’ un’infrastruttura, da realizzare nell’ambito di un progetto di ricerca europeo, che è in grado di generare energia pulita dalla fusione termonucleare. In poche parole, l’infrastruttura riprodurrà il meccanismo fisico che alimenta le stelle: la fusione dell’elio, quindi energia pulita. E’ un progetto strategico per il nostro Paese e per il Piemonte, per questo mi sono battuta in Commissione e in Aula quando ancora nessuno credeva fosse realizzabile. Finalmente si investe in ricerca!

E’ un programma ad alto valore scientifico, tecnologico e strategico perché può dimostrare la possibilità di creare energia elettrica a costi competitivi. Non a caso, è sostenuto dalle più importanti università, i più importanti centri di ricerca, industrie e laboratori europei. Portare a casa un simile risultato significa per il nostro territorio attivare sinergie in campo tecnologico, economico e sociale con le migliori istituzioni scientifiche europee.  E quindi ricerca, lavoro, indotto.

Dopo la realizzazione di un’altra branca del progetto in Francia, l’ITER, la diretta conseguenza è la realizzazione del DTT in Italia, in primo luogo per una questione logistica (e vista la vicinanza alla Francia, il Piemonte sarebbe la sede migliore), poi perché le industrie italiane hanno già ottenuto contratti per quasi 1 miliardo di euro che andrebbero persi, così come si disperderebbe un patrimonio di know how, di conoscenze incredibile. Infatti, nel campo delle ricerche sulla fusione termonucleare controllata, il Mise ha già finanziato con 50 milioni il progetto Broader Approach, che è una sorta di “madre” del DTT, il progetto che poi ha permesso la nascita del DTT.

Il rischio che il progetto si fermasse o che fosse trasferito in un altro Paese europeo avrebbe compromesso anche gli investimenti precedenti dello Stato. Fortunatamente, il Governo si è impegnato a realizzare il DTT nel quadro dei programmi di ricerca e sviluppo delle fonti energetiche.

Il progetto è cantierabile in tempi brevissimi senza, peraltro, oneri per lo Stato. Infatti, l’investimento complessivo sarà di 500 milioni, ma le risorse per il suo finanziamento sono messe a disposizione dal Piano Junker attraverso la Banca europea degli investimenti o dal Piano Innofin per un valore di 250 milioni, da soggetti privati nazionali e internazionali per 60 milioni, dai fondi regionali per 35 milioni, Eurofusion per 60 milioni. Questi ultimi già impegnati dopo l’ok del Governo e l’inserimento in legge di Bilancio del progetto.

Si prevede che, a fronte di 500 milioni di investimento, il ritorno atteso sia di 2 miliardi, quattro volte superiore.

Gli altri benefici sono sul piano dell’occupazione. Saranno circa 620 le persone impiegate nella fase di costruzione, che avrà la durata di sette anni. Nella fase operativa gli addetti saranno 1250 all’anno a cui si aggiungono gli addetti della fase di sperimentazione stimati in circa 150 all’anno per almeno 25 anni.

Perché in Piemonte?

Il Piemonte, in questo caso, ha una posizione geografica strategica, perché vicina alla Francia dove è in atto un altro settore di sperimentazione, per la presenza del Politecnico di Torino e perché è a basso rischio sismico.

Ora la palla passa alla Regione Piemonte che dovrà attivarsi per ottenere la localizzazione del progetto. Sono certa attiverà tutte le misure e le disposizioni necessarie.

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