#bastaunSì. Ecco il perché del mio voto al referendum di domenica prossima

Voto SI per una semplice ragione. Attualmente tutte le leggi, sia ordinarie, sia costituzionali, devono essere approvate in modo paritario da camera dei deputati e senato ed entrambe le camere concedono la fiducia al governo. Con la riforma, invece, l’esclusiva responsabilità di approvare leggi ordinarie e di bilancio e di accordare la fiducia al governo, andrà alla Camera, eletta dai cittadini a suffragio universale diretto. Il Senato si chiamerà “Senato delle Regioni”, poiché diventerà organo rappresentativo delle autonomie regionali, composto da 100 senatori e non più 315. Non saranno più nominati i senatori a vita e dunque i cinque attuali restano in carica ma non saranno sostituiti. La funzione principale del senato sarà quella di esercitare una funzione di raccordo tra stato, regioni e comuni.

In parole povere, come sappiamo tutti, se un provvedimento non incontra ostacoli a Palazzo Madama, esso viene approvato in via definitiva e diventa legge. Se invece il Senato cambia, anche se di poco, il testo, questo torna alla Camera, la quale, se intende apportare ulteriori modifiche, prosegue con il gioco infinito del “ping pong” finché le due camere non riescono a mettersi d’accordo.

Quali sono i benefici legati a tale modifica?

Semplice. Le leggi vengono approvate solo dalla Camera. Se il Senato vuole intervenire dovrà presentare una richiesta entro 10 giorni dall’approvazione del provvedimento alla Camera. Avrà allora 30 giorni di tempo per esaminarla e decidere le modifiche da apportare, su cui l’ultima parola spetta comunque alla Camera. Fatto ciò, la legge verrà approvata in via definitiva. Ma è chiaro che i passaggi saranno al massimo tre, in caso di intervento del Senato, altrimenti uno soltanto. Dunque il risultato finale sarebbe quello di mettere fine alla “navetta parlamentare”, causa di estrema lentezza e infinito disordine rispetto a leggi di cui spesso si ha urgente necessità.

La riforma inoltre intende apportare modifiche al titolo V, che, secondo un’opinione unanime, ha prodotto più danni che benefici, poiché ha causato un sostanziale aumento dei costi. Rappresentativa di ciò è la sanità, che ha visto aumentare la sua spesa da 75 a 113 miliardi di euro. Inutile poi sottolineare il conseguente aumento della pressione fiscale, ma anche i problemi burocratici e i numerosi conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni per quanto riguarda i temi su cui questi distintamente debbano legiferare. In più, fatto eclatante è che a causa di questo emendamento le imprese hanno riscontrato difficoltà enormi, dovendo attendere per anni il giudizio della Consulta prima di poter fare investimenti, che al contrario sarebbero fonte di significativi benefici.

Questa riforma vuole semplicemente rimediare a quanto detto sin ora, togliendo alle Regioni parte della loro autonomia e dunque accentrando nuovamente nelle mani dello Stato poteri e competenze, con la responsabilità fiscale che ne deriva e da cui le Regioni si erano esonerate. Le materie che tornano di competenza dello Stato sono: produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; assicurazioni, protezione civile, ricerca scientifica e tecnologica; tutela, sicurezza e politiche attive del lavoro, previdenza complementare e integrativa; ordinamento sportivo, delle professioni e della comunicazione; grandi reti di trasporto e di navigazione di interesse nazionale, porti e aeroporti civili, nazionali e internazionali.

Le Regioni potranno godere di una particolare autonomia su determinati ambiti di competenza statale solo nel caso in cui siano in condizione di equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio. Voto SI per una semplice ragione. Il cambiamento non è sempre sinonimo di “paura” ed “errore”. Il cambiamento è smettere di essere ciò che eravamo, per trasformarci in ciò che vogliamo essere. Facciamolo insieme.

http://piercarlolava.blogspot.it/2016/11/cristina-bargero-pd-il-cambiamento-e.html

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