Acqua: servizio ad interesse generale, bene comune, diritto universale

A seguito di un po’ di mistificazione mediatica messa in atto ad arte, estrapolando uno stralcio di mio intervento, ritengo giusto e opportuno tornare sull’argomento fornendo un quadro chiaro relativo alla regolazione del servizio idrico. Credo che, leggendo senza preconcetti e visioni distorte della realtà, emergerà chiaramente come molte critiche siano state strumentali e non corrispondenti al vero.

Il servizio idrico è un bene comune, un servizio ad interesse generale, un diritto universale ma non un bene pubblico secondo i termini della regolazione economica.

acqua

Fonte: Concorrenza e regolazione dei servizi pubblici locali, Bargero Fornengo, Celid 2006

Il servizio idrico non può essere definito bene pubblico perché se non ci fosse un’opera di depurazione potabilizzazione è una rete( acquedotto) che lo porta nelle nostre case i cittadini ne sarebbero esclusi.

È invece un servizio ad interesse generale. Ecco perché uno dei punti fondamentali e' la regolazione del servizio con contratti di servizio che garantiscano tariffe eque e investimenti nella rete

La Commissione Europea esclude che sia possibile pervenire a una comune definizione di servizi di interesse generale, ma tratteggia sulla base della vigente normativa comunitaria gli elementi che potrebbero condurre almeno a una definizione comune di servizi di interesse economico generale. Su di essi è opportuno soffermarsi, poiché si tratta di una serie comune di obblighi che si
applicano a tutti i servizi.

1. Servizio universale

Stabilisce il diritto di ogni cittadino di accedere a taluni servizi considerati essenziali a prescindere dalla sua localizzazione geografica e a un presso accessibile e impone di conseguenza alle imprese di fornire un servizio definito a condizioni specificate ,che includono tra l’altro la copertura territoriale totale .Viene stabilito in particolare per industrie di rete quali l’energia, le telecomunicazioni, le poste.

2.Continuità

Il prestatore del servizio è tenuto a garantirlo senza interruzioni ,compatibilmente con il diritto di sciopero dei lavoratori e il rispetto delle norme di legge In taluni casi è nell’interesse commerciale del fornitore

3. Qualità

La definizione, il monitoraggio e l’applicazione di requisiti di qualità da parte delle autorità pubbliche sono un requisito fondamentale della regolamentazione .

4.Accessibilità delle tariffe

Impone che un servizio di interesse economico generale sia offerto a un prezzo abbordabile per renderlo accessibile a tutti il prezzo accessibile deve essere determinato dall’autorità pubblica competente con riferimenti particolari al reddito disponibile di particolari categorie di utenti e alla tutela delle esigenze di soggetti deboli o emarginati. L’autorità pubblica deve poi assicurarsi che il prezzo si a effettivamente offerto ed eventualmente sussidiare i più deboli .

5.Tutela degli utenti e dei consumatori

Si applicano le norme orizzontali di tutela dei consumatori ,analogamente a quanto avviene negli altri settori dell’economia, talora introducendo normative specifiche a causa della rilevanza economica e sociale di questi servizi .La Commissione specifica i principi che dovrebbero essere assicurati: oltre alla buona qualità del servizio ,elevati livelli di protezione sanitaria e di sicurezza fisica, trasparenza ( sulle tariffe, sui contratti, sulla scelta e il finanziamento dei fornitori) e inoltre l’effettiva concorrenza tra fornitori, l’esistenza di organismi di regolazione, la disponibilità di meccanismi di ricorso, la rappresentanza e la partecipazione attiva di consumatori e utenti alla definizione e alla valutazione dei servizi e alla scelta delle modalità di pagamento. La regolazione del servizio idrico nella legislazione italiana. La ripartizione delle competenze riservate ai diversi attori del servizio idrico integrato è declinata su un sistema di governance articolato su tre “livelli”: statale, regionale e locale. Il Ministero dell’ambiente esercita il controllo sul rispetto della disciplina vigente in materia di tutela delle risorse idriche e della salvaguardia ambientale. Alle Regioni spetta il governo del rispettivo territorio, agli enti locali competono le funzioni di organizzazione del servizio idrico integrato, di scelta della forma di gestione, di determinazione e modulazione delle tariffe all’utenza, di affidamento della gestione e relativo controllo”, da esercitarsi attraverso l’Autorità d’ambito territoriale ottimale.

La regolazione del servizio fa capo all’Autorità per l’energia elettrica e il gas. La legge di Stabilità 2010 ha previsto la soppressione delle ATO, delegando alle Regioni il compito di disporre l’attribuzione delle funzioni “già esercitate dalle Autorità, nel rispetto dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza”. In tale contesto, le attribuzioni relative all’organizzazione del servizio idrico integrato, alla scelta della forma di gestione, alla determinazione e alla modulazione delle tariffe all'utenza, all’affidamento della gestione e al relativo controllo, rimangono in capo agli enti di governo degli ambiti territoriali ottimali, individuati dalla legislazione regionale.

Riguardo alle regole sull’affidamento del servizi pubblici di rilevanza economica, si sono susseguiti negli anno diversi provvedimenti, a volte tra loro contradditori . L’articolo 113, comma 5, del D.Lgs. 267/2000 prevedeva tre modalità di affidamento del servizio: a terzi tramite gara, a società mista e, in presenza di specifici presupposti, l’in house providing.

L’articolo 23-bis, D.L. 112/2008 aveva introdotto gerarchia tra le opzioni descritte, prevedendo come modalità ordinaria l’affidamento in favore di società selezionata tramite procedura ad evidenza pubblica, o di società a capitale misto pubblico-privato e considerando il modello in house providing una soluzione eccezionale e derogatoria. L’evoluzione del quadro giuridico ha previsto prima la soppressione dell’ articolo 113, comma 5, D.Lgs. 267/2000, poi l’abrogazione tramite referendum dello stesso articolo 23-bis seguita dalla emanazione dell’articolo 4 del D.L. 138/2011 (L.148/2001) – che, pur escludendo espressamente dal proprio campo di applicazione “il servizio idrico integrato aveva reintrodotto quasi in toto disposizioni in precedenza contenute nell’art. 23-bis. L’articolo 4 è stato successivamente abrogato dalla Corte Costituzionale

Le possibili modalità di affidamento della gestione del servizio idrico integrato oggi sono: esternalizzazione a terzi mediante procedure ad evidenza pubblica, secondo le disposizioni in materia di concessioni di servizi società mista pubblico-privata in cui la selezione del socio privato avvenga mediante procedura pubblica , avente ad oggetto, al tempo stesso, la qualità di socio e l'attribuzione di specifici compiti operativi connessi alla gestione del servizio (gara “a doppio oggetto”) in house providing, purché sussistano i requisiti previsti dall’ordinamento comunitario, ossia totale partecipazione pubblica, esercizio da parte dell’ente affidante di un controllo analogo a quello che esercita sui propri servizi, prevalenza prevalenza dell’attività a favore dell’ente affidante.

L’Autorità ha definito un unico metodo tariffario denominato Metodo Tariffario Idrico (MTI), valido per tutti i gestori.
Il principio fondamentale del MTI è il riconoscimento al gestore dei costi ammissibili per l’erogazione, ossia costi di esercizio, costi delle immobilizzazioni, relativi al rimborso delle quote di capitale, degli oneri finanziari e fiscali connessi agli investimenti realizzati dal gestore; costi ambientali e della risorsa, relativi allo sfruttamento degli ecosistemi e delle risorse naturali .La nuova metodologia tariffaria è in linea gli esiti referendari con la normativa europea e nazionale in tema di rispetto dei principio del recupero integrale dei costi, sopprimendo la “remunerazione del capitale”.

Nel nostro paese nella maggioranza dei casi si è optatoper affidamenti in house (43,45% dei Comuni fonte BlueBook) o per affidamenti a società miste (inclusi gli affidamenti alle quotate sostanzialmente assimilabili), mentre l’affidamento mediante concessione a terzi appare una modalità residuale, applicata prevalentemente in Sicilia.

La legge approvata alla Camera riordina o il quadro normativo in materia di tutela, pianificazione gestione creando le condizioni perché si facciano finalmente gli investimenti necessari e urgenti a garantire il ciclo dell’acqua. Ai Comuni che costituiscono gli ambiti di governo d’ambito viene garantita la piena titolarità della scelta del modello di gestione e della forma di affidamento del servizio idrico, n nel quadro previsto dall’ordinamento europeo, che ammette le tre forme: pubblica, mista e privata. Sono inoltre stati introdotti strumenti a tutela delle fasce più deboli: è stato fissato un quantitativo minimo vitale giornaliero di acqua potabile per persona, prevedendo che l’erogazione dei primi 50 litri sia gratuita e garantita anche in caso di morosità

All’Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico (AEGGSI) spettano la definizione di criteri e modalità di individuazione dei soggetti a cui i gestori non possono sospendere l’erogazione dell’acqua per morosità, sulla base dell’ISEE. Sono introdotte poi misure per garantire la trasparenza della bolletta evidenziando i dati relativi agli investimenti sulle reti per acquedotto, fognature depurazione e i parametri di qualità e si incentiva la diffusione della tele-lettura, anche al fine di garantire il diritto all’erogazione del quantitativo minimo vitale.

Appare chiaro, insomma, che usare termini impropri – sia pure di forte presa emotiva- può servire a qualcuno per sostenere tesi e muovere critiche che, tuttavia, si rivelano a dir poco traballanti alla prova dei fatti. Ogni critica è assolutamente legittima e degna di assoluto rispetto, ma se questa poggia su presupposti reali e concreti. Altro è buttarla in caciara, usando a sproposito le parole e ingannando chi, invece, a diritto di essere informato per formarsi un’opinione.

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